Ri-trovarsi con i minori

foto (3)Ritrovarsi la sera a guardare negli occhi dei minori e allo stesso tempo dentro di sé, sapendo che nel posto in cui sei,
convivono ragazzi che hanno diverse storie, ma tutte con un unico comun denominatore; il bisogno di crescere e di intraprendere una vita il più equilibrata e serena possibile.

Li guardi oscillare tra “gioia e dolore” in un insieme confuso di sensazioni, tenendo saldo in mente che c’è un motivo per il quale si è tutti lì, minori ed educatori compresi, la relazione di aiuto, quella vera, quella che sfianca, inorgoglisce, stimola a fare sempre meglio ed infine a crescere per poter scrivere storie nuove.

I minori delle comunità alloggio provengono da contesti differenti, c’è chi ha affrontato il “viaggio della speranza” sfidando la morte in mare con il desiderio di una vita migliore, chi è cresciuto nella “giungla della strada” e chi si ritrova a dormire in un letto diverso da quello della propria casa perché era meglio cosi, dal momento in cui una famiglia ha la necessità di ritrovarsi affinché un ragazzo possa crescere in un contesto più “controllato”.

“Pater” ha uno specifico significato, recinto, è risaputo che il fine di questo sia proteggere, accogliere e, allo stesso tempo, evitare che il gregge si disperda, in sua assenza è come se si lasciasse qualcuno, da solo, in un infinito piano di possibilità in cui è difficile orientarsi rischiando di pensare che, in fondo, tutto si può per poi, purtroppo, scontrarsi con una realtà difficile dalla quale difendersi ad ogni costo, evitandola o deviando da essa.

Ecco,il compito dell’educatore (una sorta di “angelo custode”) è proprio questo, essere il “Pater” che dona ai ragazzi la possibilità di muoversi con consapevolezza in questa realtà, accrescendo le loro risorse ed accompagnandoli, supportandoli e, perché no, sopportandoli in una età che già di per sé è foriera di terremoti di identità.

Dicendo si e dicendo no, tirando e lasciando andare, accelerando e frenando, l’educatore, a volte anche pietrificando il proprio cuore, tenta di tirar fuori dai minori il coraggio, la forza e la capacità di poter camminare da soli in una società fatta di regole, di ostacoli, di limiti, ma sopratutto di risorse; racconta loro un’ altra storia, recintandoli e provando a contenere le loro emozioni, non per frenarle, ma per dar loro una voce, una direzione unica e personale.

Un pensiero va a chi ha ottenuto i suoi documenti ed un lavoro, a chi ha raggiunto un obiettivo importante iniziando un corso di formazione professionale, a chi va verso la promozione a scuola per poi dedicarsi al lavoro, a chi ha concluso un percorso di messa alla prova, tornando a casa con almeno gli strumenti per poter scegliere che vita cucirsi addosso e, sopratutto, un pensiero va a chi ogni giorno è lì a “lottare” per questo, e, fidatevi, ogni riferimento NON è puramente casuale, è lì che dorme e vive con noi nella nostra, passatemi il termine, Casa Famiglia!

Paolo De Gennaro